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Essere affacciata alla finestra…. guardare nel cortile per vedere che cosa succede al di là dei vetri, sporgersi per vedere e sentire il succedersi dei minuti, guardare il cielo, la vecchina che nel suo scialle si protegge dall'inverno che stende il suo silenzio notturno fuori dalla stanza, questo mi viene in mente se penso alle finestre e a ciò che esse celano, proteggono, penso all'attesa.
Le frasi che Lucrezia Baldassarre ha citato dietro l'invito parlano e descrivono delle persone che sono alla finestra, da cui possono "…vedere tutto ciò che succedeva nel giardino…"
Le foto, colgono un particolare dello spazio che ci circonda, le finestre, appunto, ma sono scattate dalla strada, si rompe l'attesa e l'osservatore scende "nel giardino" che poco prima osservava dall'alto di una finestra, che ora fotografa.
Le finestre divengono ricordo, da punto di vista sono improvvisamente soggetto, sono osservate, il cambio di prospettiva e di esigenze è radicale, dall'alto della finestra allo scendere nella strada per immergersi nello scorrere disordinato del traffico, nel pullulare dei pedoni, a contatto con gli odori che trasudano da ogni dove.
"Ma vedeva il mondo e persone nel suo modo particolare, perché i vetri erano tinti di tutti i colori dell'arcobaleno; bastava che piegasse un po' la testa, e tutto appariva di volta in volta rosso, giallo, verde, azzurro, lilla."
Lucrezia dopo aver fotografato il suo ricordo, se ne appropria ulteriormente, intimamente, intervenendo con del colore brillante, forte, espressivo, riconquistato il suo spazio ed il suo tempo costruisce le sue "Città invisibili".
"Alle volte mi basta uno scorcio che s'apre nel bel mezzo di un paesaggio incongruo, un affiorare di luci nella nebbia, il dialogo di due passanti che s'incontrano nel viavai, per pensare che partendo di lì metterò assieme pezzo a pezzo la città perfetta, fatta di frammenti mescolati col resto, d'istanti separati da intervalli, di segnali che uno manda e non sa chi li raccoglie. Se ti dico che la città cui tende il mio viaggio è discontinua nello spazio e nel tempo, ora più rada ora più densa, tu non devi credere che si possa smettere di cercarla."
Italo Calvino
Elena Marelli
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